mercoledì 16 dicembre 2009

L'intervista alla principessa Maria Gabriella di Savoia nel sito www.altezzareale.com

La principessa Maria Gabriella di Savoia accanto ad una bandiera risorgimentale inneggiante a Carlo Alberto di Savoia re di Sardegna (Ginvevra 9 dicembreo 2009, foto di Stefano Ranucci)
Per i misteri misteriori del web, del mondo dei blog e delle varie piattaforme, vedo che ancora molte persone passano, anche casualmente, per di qua. Così onde non disperdere eventuali lettori/visitatori/commentatori e visto che questo spazio è ancora attivo e frequentato segnalo a tutti che gli articoli più recenti sono sul nuovo sito www.altezzareale.com.
In particolare è on line la mia intervista alla principessa Maria Gabriella di Savoia, figlia dell'ultimo Re d'Italia e presidente della Fondazione Umberto II e Maria Josè di Savoia. Altri post recenti sono dedicati al libro di Isabella Pascucci sulla regina Elena, al matrimonio di re Carlo XVI Gustavo di Svezia con Silvia Sommerlath per la serie "Ieri sposi", al divorzio della Infanta Elena figlia del Re di Spagna ed alla storia di Francesco de' Medici e Bianca Capello scritta in collaborazione con il medico-storico Luca Filippi.

martedì 3 novembre 2009

Ed ecco a voi www.altezzareale.com


Sono passati meno di dieci mesi dal mio primo post ed eccomi qua ora in una piovosissima giornata di autunno ad annunciarvi un trasloco. Il blog passa ad un dominio esclusivo con una grafica studiata ad hoc che spero vi piacerà. Ad ogni modo saranno gratiditissimi consigli, osservazioni, idee, suggerimenti. Il nuovo sito (in effetti è a metà fra un sito ed un blog vero e proprio) è ancora work in progress, quindi portate pazienza fino a quando non sarò riuscita a domarlo per bene. Intanto entro oggi cercherò di trasferire anche l'ultimo post, quello su Carlo V. Appuntamento a tutti su www.altezzareale.com

giovedì 29 ottobre 2009

Carlo V: i peccati di gola di un Imperatore

Re di Spagna a 16 anni, imperatore del Sacro Romano Impero a venti, condottiero, conquistatore implacabile con i nemici (siano essi il re di Francia Francesco I, il Papa o i nobili seguaci della Riforma di Lutero) uomo di fede integerrimo e un tantino rigido, Carlo V, il sovrano sul cui regno non tramonta mai il sole, ha una sola debolezza: la buona tavola. Perché lui spagnolo per parte di madre (Giovanna di Castiglia passata alla storia soprattutto per il fatto di essere diventata pazza) è per nascita, costumi e cultura un fiammingo “bon viveur” e non disdegna le grandi abbuffate. Il che però non giova alla sua salute, a 30 anni ha già la gotta (cui si aggiunge poi il diabete) e le intemperanze alimentari gli giocano brutti scherzi lungo tutto il corso della vita, con relativi patemi d’animo per il suo numeroso entourage. Ma l’Imperatore non ascolta né i medici gli suggeriscono una dieta meno ricca, né il consigliere spirituale il cardinale Loyasa il quale gli scrive di astenersi “dal magiare cibi contrari alla sua salute” perché dal suo benessere fisico in sostanza dipende anche la sopravvivenza del regno e la vita dei sudditi. Insaziabile, Carlo V mangia quantità di cibo tali da lasciare senza fiato servitori e cortigiani che lo vedono ingurgitare qualsiasi alimento gli venga messo di fronte. Il sovrano ama in particolare i piatti saporiti, le trote, i pasticci di anguilla, le acciughe di Andalusia e le lamprede di Siviglia, ma anche le salsicce tedesche, la cacciagione, è goloso di dolci e, come tutti gli Asburgo, di melone. Stravizi che i pettegoli ambasciatori veneti notano e riferiscono con dovizia di particolari anche perché alla fine questo è l’unico difetto visibile e documentabile di un uomo rigorosissimo con se stesso e con gli altri. I massacri, le continue guerre che devastano l'Europa e il sanguinosissimo sacco di Roma, quelli non entrano nel computo dei peccati perché fanno parte del gioco. Anche alla fine della sua vita, quando dopo aver abdicato sceglie di ritirarsi nella solitudine del monastero di Yuste in Estremadura, la gola continua ad essere la sua grande debolezza e mentre è ancora in viaggio fa una tale indigestione di frutti di mare da essere costretto a fermarsi a metà strada. Ma si riprende subito e il giorno dopo si dedica già ad un copioso pranzo a base di selvaggina. Una intemperanza che preoccupa chi gli sta intorno e contribuirà senza dubbio ad accelerarne la fine, ma di cui si compiacciono gli aristocratici delle Fiandre, abituati per costume a pranzi gagliardi e sostanziosi. “Mangia più di noi – dicono – è proprio è il nostro re”.
Vi ho stupiti con effetti speciali, vero? Non ve l'aspettavate questo post in qualche modo gastronomico. Be' a dire il vero l'avevo scritto da un po', doveva essere il primo di una lunga serie, ma in questo periodo è già tanto se riesco a portare avanti l'ordinaria amministrazione, così ho pensato che era ora di tirarlo fuori anche come omaggio alle mie amiche foodblogger. Il mondo dei blog di cucina è stato per me una esperienza assolutamente incredibile e affascinante, le blogger che scrivono di cibo (e non per sentito dire, loro cucinano, sperimentano, inventano) sono tante e molto spumeggianti. Sono un po' la versione contemporanea e tecnologica di Petronilla e dei suoi "desinaretti per il maritino ed i figlioli" perché le loro ricette sono anche frammenti di vita vissuta, di amore per la famiglia e per gli amici e poi c'è tutto un contorno di racconti, esperienze, storie. Insomma un mondo affascinante che val la pena di essere scoperto (e che fra l'altro in questi giorni è in subbuglio per una brutta storia di plagio, l'ennesima) e a me nei mesi passati ha dato la voglia e il coraggio di avviare questa mia esperienza. Quindi grazie a tutte, in primis a Babuska e Babs ed alle new entry ma già fortissima Sabrine d'Aubergine.
Nell'immagine Carlo V Imperatore ritratto da Tiziano (Museo del Prado - Madrid)


giovedì 22 ottobre 2009

Gioielli reali: i cammei dell'imperatrice Joséphine

Joséphine moglie del re di Svezia Oscar I con il diadema di cammei ereditato dalla nonna Imperatrice dei Francesi

Premessa necessaria affinché non si dica che "non sto sulla notizia", il che facendo il lavoro che faccio, sarebbe un'assurdità. In questi giorni in Italia ed in special modo a Roma c’è una concentrazione di royal (ma veramente royal, perché regnanti sul serio) come neanche al matrimonio di Carlo e Diana. La settimana scorsa è comparso Sua Altezza Serenissima Alberto principe di Monaco per l’inaugurazione della mostra dedicata alla sua adorata ed indimenticata mamma. Giro per la città eterna, flash, rincorse dei fotografi, solite zuffe con le guardie del corpo, tutto nella norma. Unico dispiacere la mancanza della “fidanzata” Charlene che periodicamente viene esibita per poi essere rimessa in naftalina fino a data da destinarsi. A seguire il re e la regina di Giordania, Abdallah e la bellissima Rania. E mentre il figlio del coraggioso re Hussein era impegnato in una serie di incontri politici ed istituzionali, Rania si è dedicata alla cultura (visita alla Galleria Borghese) e allo shopping, dimostrando ancora una volta che si può essere affascinanti e ricchissime, ma contemporaneamente persone gentili e disponibili. Infine a Venezia ieri è arrivato l’emiro del Quatar insieme alla moglie la splendida sheika Mozah, per la firma di un accordo economico. Ho scelto di non dedicare a questi eventi un post specifico, ma ecco a voi qualche nella immagine tratta dal sempre informatissimo ed aggiornatissimo sito Noblesses et Royauiées: Alberto (qui), Abdallah e Rania (qui e anche qui), i sovrani con il Presidente Napolitano (qui, lei è vestita Armani) ed infine l’emiro del Quatar con signora (qui). Detto ciò veniamo alla storia del titolo e delle immagini.

Margaret di Connaught, moglie del principe ereditario Gustavo Adolfo di Svezia
Lo scrigno della regina di Svezia è uno dei più spettacolari d’Europa e raccoglie ricordi di molte regine, molti regni e tanti amori.
Innanzitutto quello, finito male, fra la giovane marsigliese Désirée Clary ed un ufficiale di artiglieria di origine corsa, il quale le preferisce un'aristocratica molto mondana, bellissima e molto ben introdotta nella brillante società post rivoluzione francese. Lei si consola con un altro soldato, Jean-Baptiste Bernadotte che sarà maresciallo dell’Impero, eroe di tante battaglie e poi re di Svezia, scelto dall’ultimo sovrano della dinastia Wasa priva di eredi diretti. Nel frattempo il fidanzato fedifrago, ovvero Napoleone Bonaparte, diventa Primo Console, conquista l'Europa, si proclama imperatore dei francesi, viene sconfitto a Waterloo e finisce i suoi giorni nella sperduta isola di Sant’Elena. Joséphine de Beauharnais, la donna che aveva strappato Napoleone a Désirée, viene abbandonata a sua volta e muore nel 1814, ma lascia due figli di un precedente matrimonio, Eugenio ed Ortensia. Eugenio, amatissimo dal patrigno che lo adotta e lo fa viceré d’Italia (ma il congresso di Vienna lo declasserà a semplice duca di Leutchemberg), porta all'altare la principessa Augusta Amalia di Baviera e da queste nozze nasce, tra gli altri, Joséphine la quale sposa, nel 1823, il principe ereditario di Svezia, Oscar, unico figlio, guarda caso, di Désirée diventata, anche se un tantino controvoglia (odia il freddo e adora la vita mondana di Parigi) regina di Svezia.


La principessa Ingrid di Svezia (figlia di Margaret), poi regina di Danimarca

La sovrana, ha dimenticato il passato o comunque decide di sorvolare, ed accoglie con affetto come nuora la nipote dell’antica rivale. Grazie a questo matrimonio oggi nelle vene dei sovrani svedesi (e anche in quelle di re e regine di Norvegia, Danimarca, Belgio e Lussemburgo) scorre il sangue dei due più grandi e celebri amori dell’Imperatore. E il ricordo di quelle passioni si è tramandato anche attraverso le pietre preziose.
La dote della la giovane Joséphine comprende infatti, come d’uso all’epoca, anche una serie di meravigliosi gioielli, alcuni dei quali provengono direttamente dallo scrigno della ex Imperatrice dei francesi. La parure di cammei e perle, che consiste in un diadema con annessi orecchini, collier e spilla è quasi sicuramente quella realizzata nel 1809 dal gioielliere parigino Nitot (antenato di Chaumet) per l’Imperatrice, nonna paterna della giovane sposa. La tiara in particolar è un oggetto insolito ed elegantissimo, composto da una serie di grossi cammei, circondati di piccole perle ed intervallati da un delicato decoro floreale realizzato in oro giallo. Tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo le antichità greco-romane fanno furore e oltre agli abiti in stile impero diventano di gran moda i gioielli che ricordano i monili del periodo classico, fra cui appunto i cammei. Napoleone in particolare ha una vera passione per i cammei (che "scopre" durante la campagna d'Italia del 1796) e addirittura promuove a Parigi una scuola "glittica" diventata presto famosa per la qualità degli oggetti prodotti. Immediatamente i cammei vengonmo utilizzati anche dai grandi gioiellieri per creare ogni sorta di ornamento, talvolta montati con dei semplici castoni, in altri casi circondati da un giro di perline, proprio come nella parure svedese.

Le principesse Brigitta e Désirée di Svezia

Alla morte della regina Joséphine le sue gioie sono divise fra i figli e la parure di cammei viene assegnata al principe Eugenio, ma questi non avendo eredi la presta spesso alle varie principesse reali e poi decide di offrirla in dono a Sibylla di Sassonia-Coburgo-Gotha, sposa del pronipote il principe Gustavo Adolfo, e madre dell’attuale sovrano. Due delle sorelle di re Carlo XVI Gustavo, Brigitte e Désirée portano il diadema nel giorno delle loro nozze, ma è sulla testa di Silvia Sommerlath che la tiara di cammei diventa davvero celebre. La ex hostess di origini tedesco-brasiliane sceglie infatti di indossarla il 19 giugno del 1976 quando sposa re Carlo XVI Gustavo diventando così regina di Svezia. Sono passati quattro anni dal casuale incontro alle Olimpiadi di Monaco, ma la coppia ha dovuto attendere la morte di Gustavo VI Adolfo, nonno e predecessore del re. L’anziano monarca, moderno per certi aspetti (uomo coltissimo e notoriamente “liberal”, vedi qui) era però estremamente conservatore riguardo i matrimoni regali e al nipote ed erede mai avrebbe permesso l’unione con una ragazza di origini borghesi.


Il diadema di cammei dona in modo particolare alla bruna e bellissima Silvia, splendida sposa oltre che "Dancing Queen". Il seguito, ovviamente con le nozze reali, alla prossima puntata




venerdì 16 ottobre 2009

Gli "Anni di Grace Kelly" da oggi a Roma: in mostra la vita di un mito contemporaneo

L'immagine è tratta dal catalogo della mostra edito da Skira
Dopo Parigi e Mosca la mostra “Gli anni Grace Kelly” (partita da Montecarlo nell’estate del 2007) arriva anche a Roma. Da oggi, fino al 28 febbraio 2010, la fondazione Memmo nella sua sede di Palazzo Ruspoli in via del Corso, accoglie un emozionante ed intenso omaggio alla Principessa Grace. In stretta collaborazione con i servizi del Palazzo del Principato di Monaco, che hanno accettato di esporre per la prima volta degli oggetti inediti, la mostra rintraccia i momenti e gli aspetti salienti della sua vita, dalla star hollywoodiana Grace Kelly alla Principessa monegasca impegnata quotidianamente a valorizzare il ruolo internazionale di un Principato che l'ha adottata ed amata fin dalla sua prima apparizione sulla Rocca, nel 1956. "La Principessa Grace ci ha lasciato l'immagine di un'eleganza inalterabile. Si può non aver visto nessuno dei suoi film, non avere mai visitato il Principato di Monaco, questa immagine resta presente nella mente di tutti come una risposta necessaria alla durezza del mondo in cui viviamo", spiega il curatore della mostra, Frédéric Mitterrand, giornalista e scrittore da qualche mese ministro francese della cultura. “La sua morte prematura, avvenuta venticinque anni orsono – prosegue Mitterand - l'ha iscritta nella tragica serie dei destini da leggenda, conferendole il risalto intemporale delle favole. Da tempo sappiamo che le favole non sono scritte per i bambini, ma che dicono la verità e interessano tutti. Tuttavia quella di cui la Principessa Grace è l'eroina è certamente una delle più commoventi, perché è l'ultima dei tempi passati e la prima dell'epoca moderna. Secondo Mitterand per definire la principessa di Monaco è sufficiente una sola parola: eleganza. “Eleganza di una ragazza ricca di Filadelfia che incarnava il sogno americano, eleganza della debuttante delle riviste sofisticate e delle commedie sentimentali che esprimevano l'ottimismo dell'immediato dopoguerra; eleganza del glamour hollywoodiano in technicolor, eleganza della donna innamorata che sceglie liberamente di cambiare il corso della sua esistenza, eleganza di una principessa appartenente ad una delle più antiche dinastie d'Europa, eleganza di una madre irremovibile e di una sovrana che si dispensa efficacemente e senza riserve per i suoi, eleganza di un riserbo sorridente che affascinava i media e di uno stile di vita ipersensibile e poetico che conservava una parte di mistero, eleganza di una bellezza preservata dal perdurare di un fascino giovanile, eleganza di un'epoca della quale fu la passeggera e di cui tutti proviamo nostalgia”.
L’esposizione comincia con una galleria di copertine di giornali illustrati degli anni Cinquanta, periodo in cui Grace era passata da attrice prediletta di Hitchcock a sovrana del Principato di Monaco: le locandine di «Life», «Time» ma anche di «Paris Match», «Gente» e «Oggi». Il percorso prosegue con le fotografie di scena di Eric Carpenter, della Metro Goldwin Mayer, alternate agli scatti di artisti come Howell Conant, Cecil Beaton, Irwing Penn. Seguono le lettere della principessa scritte a personaggi di spicco come Jackie Kennedy, Maria Callas, Alfred Hitchcock e Cary Grant. Ci sono poi i filmati di vita privata che la principessa gira con abilità di regista in molti momenti importanti della sua esistenza. Gli abiti da sera di Christian Dior, Oleg Cassini, Balenciaga, Chanel (tra i quali spiccano l'abito di seta nera a fiori indossato in occasione del primo incontro con Ranieri di Monaco e il celebre abito da sposa in seta ecru di Helen Rose) gli accessori (con in primis la celebre borsa "Kelly" di Hermès) e poi i gioielli di Cartier e di Van Cleef&Arpels, comprese le repliche dei diademi regali. “La morte prematura della principessa Grace -osserva Mitterrand - l’ha iscritta nella tragica serie dei destini da leggenda, conferendole il risalto atemporale proprio delle fiabe. Quella di cui l’attrice americana è stata l’eroina è stata tuttavia una delle storie più commoventi, perché tra le ultime dei tempi andati e la prima di epoca moderna”. “Tutto questo – conclude Mitterand – dovrebbe permettere di ritrovare l'universo incomparabile della Principessa Grace e di evocare il significato che comporta , per ognuno di noi, la sopravvivenza del suo ricordo”.

Da venerdì 16 ottobre 2009 a domenica 28 febbraio 2010 tutti i giorni (tranne il lunedì) dalle 10 alle 19 e 30; il venerdì e la domenica dalle 10 alle 20 e 30. Informazioni e prenotazioni di gruppi prenotazioni@fondazionememmo.it, tel. 06-6874704.

E adesso alcune precisazioni assolutamente necessarie:
  • di Grace Kelly (ed anche di questa mostra) avevo già diffusamente parlato qui, perché lei secondo me è stata un personaggio straordinario, indimenticabile, una vera grande icona del XX secolo. Soprattutto da attrice, perché in effetti dopo le nozze si è un po' rifugiata nel confortevole e rassicurante stile/atteggiamento bcbg (bon chic, bon genre) tanto caro alla borghesia francese;
  • dalla fondazione Memmo, che gestisce le mostre a Palazzo Ruspoli, ho avuto una ricca cartella stampa, con molte immagini. Ci ho pensato un po', avevo anche fatto una piccola scelta, però poi alla fine ho preferito metterne una sola, perché ma voi l'avete mai vista una donna più bella ed elegante di questa? E non c'è altro da dire, con buona pace di chi mi pronosticava (qualche commento fa) l'esaurimento (del blog) se non avessi pubblicato molte e belle foto;
  • il mio film preferito è "Caccia al ladro", ma vi assicuro (testato nel luglio scorso) che l'atmosfera all'hotel Carlton di Cannes non è più la stessa, dommage...;
  • se volete saperne di più su Grace e la "Kelly" leggete qui;
  • se volete saperne di più su Grace tout court, qui trovate la biografia di Robert Lacey."È un vulcano dalla cima innevata" disse di lei Alfred Hitchcock;
  • se vi fa piacere potremmo pensare di organizzare un'uscita di gruppo (non in torpedone, ma semplicemente ritrovandoci tutti a Roma) per andare a vedere questa mostra.

martedì 13 ottobre 2009

Vincenzo I Gonzaga: niente nozze senza la prova di virilità

Peter Paul Rubens, La famiglia Gonzaga in adorazione della Trinità, Sala degli Arcieri, 1605,
Museo di Palazzo Ducale e Castello di San Giorgio, Mantova.
Come una volta in uso nelle radio private con le canzoni anche qua si possono chiedere temi ed argomenti specifici. Alle dediche non siamo ancora arrivati, ma ci stiamo attrezzando. Così dopo vari inviti/preghiere a scrivere di spose e teste indiademate e a seguito di vaste ricerche in materia, sono quasi pronta. Poi però ho scoperto che mio fratello (prof. all’università di Jena) ogni tanto butta un occhio da queste parti e così per non perdere la faccia di fronte all’esimio docente, e per non far dire a mio padre con un sospiro “e pensare che si è anche laureata”, vogliate scusarmi, ma una digressione storica (anche se a sottofondo pettegolo) è d’uopo. Sempre in tema di sponsali, è ovvio.

Vincenzo I Gonzaga (1562-1612) duca di Mantova e del Monferrato, ama il lusso, le feste, la musica, il teatro, l’arte. Ha un carattere esuberante, ma è anche un buon amministratore ed un mecenate fastoso e prodigo, protegge e finanzia personaggi come Torquato Tasso e Claudio Monteverdi (autore della prima opera lirica nella storia della musica, l’Orfeo), fa costruire un teatro da mille posti, “scopre” nelle Fiandre un giovane di nome Pieter Paul Rubens e se lo porta a Mantova come pittore di corte. Il Duca, notissimo play boy con un catalogo di conquiste da far invidia a quello che Leporello stenderà per il suo padrone don Giovanni, ha però la sventura di incappare in una futura suocera vendicativa la quale mette riesce a mettere in dubbio delle capacità amatorie fino ad allora “senza macchia”. La vicenda è semplice, Vincenzo a 19 anni sposa una Farnese, giovane, carina, timorata di Dio che ha 300 mila scudi di dote, un ricchissimo corredo ed un padre generale. Tutto questo serve a poco, perché la povera Margherita si rivela presto afflitta da una malformazione che la rende inidonea al matrimonio. Dopo due anni i Gonzaga, attraverso i buoni uffici del cardinale di Milano Carlo Borromeo, futuro santo, riescono a far annullare quel legame impossibile per la dinastia. La Farnese prende il velo come suor Maria Lucina e, diventata incontrastata badessa dentro alle mura conventuali, si dedicherà al teatro passione che aveva in comune con l’ex sposo. Vincenzo ovviamente torna sul mercato matrimoniale perché l’erede di un ducato ha come primo dovere quello di procreare rampolli per la dinastia. Fra le papabili c’è Eleonora de’ Medici, un partito prestigioso, quanto di meglio offre allora la piazza, ma la questione non è semplice. La fanciulla, che fra l’altro è cugina di Vincenzo, ha una matrigna ingombrante, per non dire pestifera, Bianca Capello, seconda moglie del granduca di Firenze, Francesco I. La Capello, ex bella donna ormai disfatta dall’idropisia e irrancidita da anni di attesa come amante ufficiale, considerata una parvenu ed apertamente snobbata da tutte le piccole corti italiane, coglie al volo l'occasione per vendicarsi un po’. La prima signora di Firenze non ha nulla in contrario alle nozze mediceo-gonzaghesche, ma ci sarebbe un piccolo dettaglio, una quisquilia, giusto così per togliersi ogni residuo dubbio. Visto che il primo matrimonio di Vincenzo è stato annullato per mancata consumazione, non è che il futuro sposo potrebbe cortesemente fornire una prova inoppugnabile della sua virilità? Non c’è verso di venirne fuori, la granduchessa si impunta e alla fine Vincenzo cede. Luogo del cimento Ferrara. Banco di prova una fanciulla tolta dal convento che i Medici si impegnano poi a risarcire dandole dote e marito. Il Gonzaga arriva pieno di baldanza, ma dopo qualche giorno sentendosi messo alle strette pianta tutto e se ne va. La prima mano è un fiasco totale e nel microcosmo delle piccole corti italiane già si comincia a ridere e Vincenzo, che si sente messo in ridicolo accetta di ritentare. Questa volta per la sede del test di virilità viene scelta Venezia con un corollario di cardinali-giudici. La fanciulla-cavia si chiama Giulia Albizzi, ha 21 anni e le vengono promessi 3000 scudi più un marito per il disturbo. La sera dell’11 marzo 1584 Vincenzo arriva all’appuntamento ostentando sicurezza e tracotanza, certo che i cibi piccanti consumati in abbondanza nei giorni precedenti, avrebbero sortito l’effetto desiderato. Invece sono proprio questi a tradirlo e a provocarli una violenza colica. Anche la seconda puntata di risolve così in un nulla di fatto. Ci vuole un terzo incontro per risolvere la situazione ed assicurare al Gonzaga la sposa fiorentina insieme alla quale, a dispetto dei dubbi della suocera (o suocerastra visto che trattasi di matrigna?), produrrà ben sei figli. Naturalmente Vincenzo non fu un marito fedele, le cronache riportano notizie di moltissime amanti, spesso anche ostentate con grande dispiacere della legittima moglie la quale, assai poco disposta ad adattarsi all’uso dell’epoca di lasciar correre e chiudere un occhio sulle scappatelle coniugali, pare ne abbia fatto sovente una tragedia. Anche perché il gaudente Duca, per correre dietro alle gonnelle delle belle signore, lascia spesso e volentieri il peso del governo sulle spalle della moglie.
La storia di Vincenzo Gonzaga e del suo esame di virilità è finita anche al cinema. Nel 1965 Pasquale Festa Campanile ne fa una commedia dal titolo "Una vergine per il principe" a cui il Mereghetti assegna una scarsa stella e mezzo, bollandolo come un prodotto "in bilico tra letteratura e comicità da barzelletta". Straordinario il cast, con Vittorio Gassman nei panni del Gonzaga, la bellissima Virna Lisi e poi Philippe Leroy, Vittorio Caprioli, Mario Scaccia, Paola Borboni, Anna Maria Guarnieri e Tino Buazzelli.

mercoledì 7 ottobre 2009

Gli abiti di corte della "Regina di Maggio" in mostra a Parigi

Si è vero, lo ammetto senza vergogna, parlo spesso di Parigi, della Francia e di eventi che si svolgono oltralpe, ma ho già confessato la mia totale dipendenza all'exagone, alla sua lingua, alle sue abitudini-tradizioni-storia, quindi portate pazienza. Inoltre di questra mostra, nel sito della Fondazione Mona Bismack (qui) ci sono delle foto stupende che quasi, quasi sembra di stare lì. La mise en scène d'altronde è di un grande (che avrei amato anche di più se fossi stata filiforme come Audrey Hepburn), il mitico e sempre in forma nonostante l'età Hubert de Givenchy.

Da oggi fino al 12 dicembre i saloni della Fondazione Mona Bismarck a Parigi accolgono una splendida esposizione di costumi storici, ovvero mantelli di corte e abiti da sera, provenienti dal guardaroba dell'ultima regina d'Italia. Molti degli oggetti presentati facevano addirittura parte del corredo nuziale della futura regina. Infatti, contrariamente all'uso che voleva le spose (regali e non) già dotate di abbigliamento dalla famiglia di origine, il raffinatissimo principe di Piemonte non solo disegna il vestito da sposa della fidanzata, ma scegliere presso le più importanti sartorie italiane abiti e manti per le cerimonie ufficiali. Maria José, sposa straniera, viene quindi rivestita per simboleggiare l’assunzione della nuova nazionalità, in una sorta di “rito di passaggio” che affonda le sue radici in una tradizione antica. Tutti gli abiti da sera sono particolarmente rappresentantivi del gusto dell'epoca e benché realizzati in Italia riflettono stili e linee tipiche della moda parigina, leggi Madeleine Vionnet, Elsa Schiapparelli e Paul Poiret ed i lunghi mantelli, che venivano indossati dalle donne di casa reale in occasione delle cerimonie di corte, testimoniano l'abilità ed il gusto delle sartorie italiane. Il guardaroba segue la regina in esilio e oggi appartiene alla Fondazione Umberto II e Maria José di Savoia presieduta dalla principessa Maria Gabriella di Savoia, uno dei quattro figli della coppia. Qui le immagini con molti dettagli e visioni di insieme di questa mostra davvero splendida. Maria José (1906-2001), nata principessa del Belgio, è nota come la "regina di maggio" perché la sua pernamenza sul già traballante trono dura neanche 24 giorni, dall'abdicazione del suocero Vittorio Emanuele III avvenuta il 9 maggio 1946 al 2 giugno dello stesso anno, quando il referendum abolisce definitvamente l'istituto monarchico. La figlia di re Alberto I e della coltissima Elisabetta di Baviera (figlia a sua volta di un fratello della mitica Sissi) sposa l'8 gennaio 1930 il principe Umberto di Savoia, ma già conosce la il paese di cui diventerà sovrana perché, in vista di un possibile matrimonio, aveva passato alcuni anni di "formazione" in un celebre collegio fiorentino per "signorine" bene, Poggio Imperiale. Sulla vita di Maria José (i suoi rapporti con un marito probabilmente non innamorato e con un suocero difficile, in pieno ventennio fascista lei che veniva da un ambiente ultra democratico ed ultra intellettuale) si è molto detto. Se volete conoscere meglio la Regina di Maggio, una delle biografie più interessanti è sicuramente quella che ha scritto il giornalista Luciano Regolo su "La regina incompresa" (ed. Simonelli) e che trovate qui e qui.