mercoledì 16 dicembre 2009
L'intervista alla principessa Maria Gabriella di Savoia nel sito www.altezzareale.com
martedì 3 novembre 2009
Ed ecco a voi www.altezzareale.com

giovedì 29 ottobre 2009
Carlo V: i peccati di gola di un Imperatore
Re di Spagna a 16 anni, imperatore del Sacro Romano Impero a venti, condottiero, conquistatore implacabile con i nemici (siano essi il re di Francia Francesco I, il Papa o i nobili seguaci della Riforma di Lutero) uomo di fede integerrimo e un tantino rigido, Carlo V, il sovrano sul cui regno non tramonta mai il sole, ha una sola debolezza: la buona tavola. Perché lui spagnolo per parte di madre (Giovanna di Castiglia passata alla storia soprattutto per il fatto di essere diventata pazza) è per nascita, costumi e cultura un fiammingo “bon viveur” e non disdegna le grandi abbuffate. Il che però non giova alla sua salute, a 30 anni ha già la gotta (cui si aggiunge poi il diabete) e le intemperanze alimentari gli giocano brutti scherzi lungo tutto il corso della vita, con relativi patemi d’animo per il suo numeroso entourage. Ma l’Imperatore non ascolta né i medici gli suggeriscono una dieta meno ricca, né il consigliere spirituale il cardinale Loyasa il quale gli scrive di astenersi “dal magiare cibi contrari alla sua salute” perché dal suo benessere fisico in sostanza dipende anche la sopravvivenza del regno e la vita dei sudditi. Insaziabile, Carlo V mangia quantità di cibo tali da lasciare senza fiato servitori e cortigiani che lo vedono ingurgitare qualsiasi alimento gli venga messo di fronte. Il sovrano ama in particolare i piatti saporiti, le trote, i pasticci di anguilla, le acciughe di Andalusia e le lamprede di Siviglia, ma anche le salsicce tedesche, la cacciagione, è goloso di dolci e, come tutti gli Asburgo, di melone. Stravizi che i pettegoli ambasciatori veneti notano e riferiscono con dovizia di particolari anche perché alla fine questo è l’unico difetto visibile e documentabile di un uomo rigorosissimo con se stesso e con gli altri. I massacri, le continue guerre che devastano l'Europa e il sanguinosissimo sacco di Roma, quelli non entrano nel computo dei peccati perché fanno parte del gioco. Anche alla fine della sua vita, quando dopo aver abdicato sceglie di ritirarsi nella solitudine del monastero di Yuste in Estremadura, la gola continua ad essere la sua grande debolezza e mentre è ancora in viaggio fa una tale indigestione di frutti di mare da essere costretto a fermarsi a metà strada. Ma si riprende subito e il giorno dopo si dedica già ad un copioso pranzo a base di selvaggina. Una intemperanza che preoccupa chi gli sta intorno e contribuirà senza dubbio ad accelerarne la fine, ma di cui si compiacciono gli aristocratici delle Fiandre, abituati per costume a pranzi gagliardi e sostanziosi. “Mangia più di noi – dicono – è proprio è il nostro re”. giovedì 22 ottobre 2009
Gioielli reali: i cammei dell'imperatrice Joséphine
Joséphine moglie del re di Svezia Oscar I con il diadema di cammei ereditato dalla nonna Imperatrice dei FrancesiInnanzitutto quello, finito male, fra la giovane marsigliese Désirée Clary ed un ufficiale di artiglieria di origine corsa, il quale le preferisce un'aristocratica molto mondana, bellissima e molto ben introdotta nella brillante società post rivoluzione francese. Lei si consola con un altro soldato, Jean-Baptiste Bernadotte che sarà maresciallo dell’Impero, eroe di tante battaglie e poi re di Svezia, scelto dall’ultimo sovrano della dinastia Wasa priva di eredi diretti. Nel frattempo il fidanzato fedifrago, ovvero Napoleone Bonaparte, diventa Primo Console, conquista l'Europa, si proclama imperatore dei francesi, viene sconfitto a Waterloo e finisce i suoi giorni nella sperduta isola di Sant’Elena. Joséphine de Beauharnais, la donna che aveva strappato Napoleone a Désirée, viene abbandonata a sua volta e muore nel 1814, ma lascia due figli di un precedente matrimonio, Eugenio ed Ortensia. Eugenio, amatissimo dal patrigno che lo adotta e lo fa viceré d’Italia (ma il congresso di Vienna lo declasserà a semplice duca di Leutchemberg), porta all'altare la principessa Augusta Amalia di Baviera e da queste nozze nasce, tra gli altri, Joséphine la quale sposa, nel 1823, il principe ereditario di Svezia, Oscar, unico figlio, guarda caso, di Désirée diventata, anche se un tantino controvoglia (odia il freddo e adora la vita mondana di Parigi) regina di Svezia.

La sovrana, ha dimenticato il passato o comunque decide di sorvolare, ed accoglie con affetto come nuora la nipote dell’antica rivale. Grazie a questo matrimonio oggi nelle vene dei sovrani svedesi (e anche in quelle di re e regine di Norvegia, Danimarca, Belgio e Lussemburgo) scorre il sangue dei due più grandi e celebri amori dell’Imperatore. E il ricordo di quelle passioni si è tramandato anche attraverso le pietre preziose.
La dote della la giovane Joséphine comprende infatti, come d’uso all’epoca, anche una serie di meravigliosi gioielli, alcuni dei quali provengono direttamente dallo scrigno della ex Imperatrice dei francesi. La parure di cammei e perle, che consiste in un diadema con annessi orecchini, collier e spilla è quasi sicuramente quella realizzata nel 1809 dal gioielliere parigino Nitot (antenato di Chaumet) per l’Imperatrice, nonna paterna della giovane sposa. La tiara in particolar è un oggetto insolito ed elegantissimo, composto da una serie di grossi cammei, circondati di piccole perle ed intervallati da un delicato decoro floreale realizzato in oro giallo. Tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo le antichità greco-romane fanno furore e oltre agli abiti in stile impero diventano di gran moda i gioielli che ricordano i monili del periodo classico, fra cui appunto i cammei. Napoleone in particolare ha una vera passione per i cammei (che "scopre" durante la campagna d'Italia del 1796) e addirittura promuove a Parigi una scuola "glittica" diventata presto famosa per la qualità degli oggetti prodotti. Immediatamente i cammei vengonmo utilizzati anche dai grandi gioiellieri per creare ogni sorta di ornamento, talvolta montati con dei semplici castoni, in altri casi circondati da un giro di perline, proprio come nella parure svedese.
Alla morte della regina Joséphine le sue gioie sono divise fra i figli e la parure di cammei viene assegnata al principe Eugenio, ma questi non avendo eredi la presta spesso alle varie principesse reali e poi decide di offrirla in dono a Sibylla di Sassonia-Coburgo-Gotha, sposa del pronipote il principe Gustavo Adolfo, e madre dell’attuale sovrano. Due delle sorelle di re Carlo XVI Gustavo, Brigitte e Désirée portano il diadema nel giorno delle loro nozze, ma è sulla testa di Silvia Sommerlath che la tiara di cammei diventa davvero celebre. La ex hostess di origini tedesco-brasiliane sceglie infatti di indossarla il 19 giugno del 1976 quando sposa re Carlo XVI Gustavo diventando così regina di Svezia. Sono passati quattro anni dal casuale incontro alle Olimpiadi di Monaco, ma la coppia ha dovuto attendere la morte di Gustavo VI Adolfo, nonno e predecessore del re. L’anziano monarca, moderno per certi aspetti (uomo coltissimo e notoriamente “liberal”, vedi qui) era però estremamente conservatore riguardo i matrimoni regali e al nipote ed erede mai avrebbe permesso l’unione con una ragazza di origini borghesi.
Il diadema di cammei dona in modo particolare alla bruna e bellissima Silvia, splendida sposa oltre che "Dancing Queen". Il seguito, ovviamente con le nozze reali, alla prossima puntatavenerdì 16 ottobre 2009
Gli "Anni di Grace Kelly" da oggi a Roma: in mostra la vita di un mito contemporaneo
L’esposizione comincia con una galleria di copertine di giornali illustrati degli anni Cinquanta, periodo in cui Grace era passata da attrice prediletta di Hitchcock a sovrana del Principato di Monaco: le locandine di «Life», «Time» ma anche di «Paris Match», «Gente» e «Oggi». Il percorso prosegue con le fotografie di scena di Eric Carpenter, della Metro Goldwin Mayer, alternate agli scatti di artisti come Howell Conant, Cecil Beaton, Irwing Penn. Seguono le lettere della principessa scritte a personaggi di spicco come Jackie Kennedy, Maria Callas, Alfred Hitchcock e Cary Grant. Ci sono poi i filmati di vita privata che la principessa gira con abilità di regista in molti momenti importanti della sua esistenza. Gli abiti da sera di Christian Dior, Oleg Cassini, Balenciaga, Chanel (tra i quali spiccano l'abito di seta nera a fiori indossato in occasione del primo incontro con Ranieri di Monaco e il celebre abito da sposa in seta ecru di Helen Rose) gli accessori (con in primis la celebre borsa "Kelly" di Hermès) e poi i gioielli di Cartier e di Van Cleef&Arpels, comprese le repliche dei diademi regali. “La morte prematura della principessa Grace -osserva Mitterrand - l’ha iscritta nella tragica serie dei destini da leggenda, conferendole il risalto atemporale proprio delle fiabe. Quella di cui l’attrice americana è stata l’eroina è stata tuttavia una delle storie più commoventi, perché tra le ultime dei tempi andati e la prima di epoca moderna”. “Tutto questo – conclude Mitterand – dovrebbe permettere di ritrovare l'universo incomparabile della Principessa Grace e di evocare il significato che comporta , per ognuno di noi, la sopravvivenza del suo ricordo”.
Da venerdì 16 ottobre 2009 a domenica 28 febbraio 2010 tutti i giorni (tranne il lunedì) dalle 10 alle 19 e 30; il venerdì e la domenica dalle 10 alle 20 e 30. Informazioni e prenotazioni di gruppi prenotazioni@fondazionememmo.it, tel. 06-6874704.
- di Grace Kelly (ed anche di questa mostra) avevo già diffusamente parlato qui, perché lei secondo me è stata un personaggio straordinario, indimenticabile, una vera grande icona del XX secolo. Soprattutto da attrice, perché in effetti dopo le nozze si è un po' rifugiata nel confortevole e rassicurante stile/atteggiamento bcbg (bon chic, bon genre) tanto caro alla borghesia francese;
- dalla fondazione Memmo, che gestisce le mostre a Palazzo Ruspoli, ho avuto una ricca cartella stampa, con molte immagini. Ci ho pensato un po', avevo anche fatto una piccola scelta, però poi alla fine ho preferito metterne una sola, perché ma voi l'avete mai vista una donna più bella ed elegante di questa? E non c'è altro da dire, con buona pace di chi mi pronosticava (qualche commento fa) l'esaurimento (del blog) se non avessi pubblicato molte e belle foto;
- il mio film preferito è "Caccia al ladro", ma vi assicuro (testato nel luglio scorso) che l'atmosfera all'hotel Carlton di Cannes non è più la stessa, dommage...;
- se volete saperne di più su Grace e la "Kelly" leggete qui;
- se volete saperne di più su Grace tout court, qui trovate la biografia di Robert Lacey."È un vulcano dalla cima innevata" disse di lei Alfred Hitchcock;
- se vi fa piacere potremmo pensare di organizzare un'uscita di gruppo (non in torpedone, ma semplicemente ritrovandoci tutti a Roma) per andare a vedere questa mostra.
martedì 13 ottobre 2009
Vincenzo I Gonzaga: niente nozze senza la prova di virilità
mercoledì 7 ottobre 2009
Gli abiti di corte della "Regina di Maggio" in mostra a Parigi
Si è vero, lo ammetto senza vergogna, parlo spesso di Parigi, della Francia e di eventi che si svolgono oltralpe, ma ho già confessato la mia totale dipendenza all'exagone, alla sua lingua, alle sue abitudini-tradizioni-storia, quindi portate pazienza. Inoltre di questra mostra, nel sito della Fondazione Mona Bismack (qui) ci sono delle foto stupende che quasi, quasi sembra di stare lì. La mise en scène d'altronde è di un grande (che avrei amato anche di più se fossi stata filiforme come Audrey Hepburn), il mitico e sempre in forma nonostante l'età Hubert de Givenchy. Da oggi fino al 12 dicembre i saloni della Fondazione Mona Bismarck a Parigi accolgono una splendida esposizione di costumi storici, ovvero mantelli di corte e abiti da sera, provenienti dal guardaroba dell'ultima regina d'Italia. Molti degli oggetti presentati facevano addirittura parte del corredo nuziale della futura regina. Infatti, contrariamente all'uso che voleva le spose (regali e non) già dotate di abbigliamento dalla famiglia di origine, il raffinatissimo principe di Piemonte non solo disegna il vestito da sposa della fidanzata, ma scegliere presso le più importanti sartorie italiane abiti e manti per le cerimonie ufficiali. Maria José, sposa straniera, viene quindi rivestita per simboleggiare l’assunzione della nuova nazionalità, in una sorta di “rito di passaggio” che affonda le sue radici in una tradizione antica. Tutti gli abiti da sera sono particolarmente rappresentantivi del gusto dell'epoca e benché realizzati in Italia riflettono stili e linee tipiche della moda parigina, leggi Madeleine Vionnet, Elsa Schiapparelli e Paul Poiret ed i lunghi mantelli, che venivano indossati dalle donne di casa reale in occasione delle cerimonie di corte, testimoniano l'abilità ed il gusto delle sartorie italiane. Il guardaroba segue la regina in esilio e oggi appartiene alla Fondazione Umberto II e Maria José di Savoia presieduta dalla principessa Maria Gabriella di Savoia, uno dei quattro figli della coppia. Qui le immagini con molti dettagli e visioni di insieme di questa mostra davvero splendida. Maria José (1906-2001), nata principessa del Belgio, è nota come la "regina di maggio" perché la sua pernamenza sul già traballante trono dura neanche 24 giorni, dall'abdicazione del suocero Vittorio Emanuele III avvenuta il 9 maggio 1946 al 2 giugno dello stesso anno, quando il referendum abolisce definitvamente l'istituto monarchico. La figlia di re Alberto I e della coltissima Elisabetta di Baviera (figlia a sua volta di un fratello della mitica Sissi) sposa l'8 gennaio 1930 il principe Umberto di Savoia, ma già conosce la il paese di cui diventerà sovrana perché, in vista di un possibile matrimonio, aveva passato alcuni anni di "formazione" in un celebre collegio fiorentino per "signorine" bene, Poggio Imperiale. Sulla vita di Maria José (i suoi rapporti con un marito probabilmente non innamorato e con un suocero difficile, in pieno ventennio fascista lei che veniva da un ambiente ultra democratico ed ultra intellettuale) si è molto detto. Se volete conoscere meglio la Regina di Maggio, una delle biografie più interessanti è sicuramente quella che ha scritto il giornalista Luciano Regolo su "La regina incompresa" (ed. Simonelli) e che trovate qui e qui.




